LE TRACCE DEGLI ANIMALI

 

LE BORRE 

 

 

A chi abita in campagna, o a chi in città possiede un giardino, può capitare di tanto in tanto, di trovare intorno a casa, magari sotto un albero o nei pressi di una staccionata, una strana palletta di pelo scura; siamo probabilmente di fronte alla traccia lasciata da uno strano “vicino di casa”: un rapace notturno; si può trattare di un barbagianni,  una civetta, un allocco, o un gufo,  tutti uccelli spesso ingiustamente perseguitati, ma assai utili  nelle campagne dove tengono sotto controllo la popolazione di arvicole e topolini.

La "strana palletta" può venir scambiata per un escremento, in realtà si tratta di una BORRA, che non è altro che un rigurgito delle parti indigeste dell’ultimo pasto del nostro rapace.

Gli uccelli, essendo privi di denti e quindi incapaci di masticare, devono ingoiare interi i loro pasti e il rigurgito delle parti indigeribili (ossa, peli, piume e penne, conchiglie, esoscheletri di insetti, lische di pesce, scaglie di rettili, frammenti vegetali ed altro ancora, a seconda della dieta) costituisce una buona soluzione al problema della loro eliminazione. E questa via viene sfruttata non solo dai rapaci, forse i più noti sotto questo aspetto, ma anche da aironi, cicogne, cormorani, gabbiani, sterne, limicoli, cuculi, gruccioni, martin pescatori, corvi, averle e anche piccoli passeriformi. La massa di sostanze indigeste viene compattata dai movimenti dello stomaco muscolare, per venire poi espulsa per via orale, sotto forma di una “palletta” cilindriforme denominata, appunto, borra.

Avendo la possibilità e la pazienza di raccogliere le borre si può conoscere con precisione l’alimentazione dell’uccello e, se in alcuni casi è opportuno integrare i dati così ricavati con analisi delle feci, osservazioni dirette di caccia o raccolta di spiumate ed altri residui di predazione, in uccelli come i rapaci notturni lo studio dei contenuti delle borre soddisfa pienamente lo scopo e non solo.
Nel caso, ad esempio, di molti strigiformi la preda elettiva è quell’insieme di piccoli ed elusivi e animali raggruppati sotto il termine di micromammiferi (talpe, toporagni, ghiri, arvicole, topi e ratti tanto per intenderci), che abbondano e proliferano tanto da costituire la base dell’alimentazione per molti predatori. Dall’analisi dei crani e dei denti estratti dalle borre è possibile identificare le specie di micromammiferi e, osservando in dettaglio alcuni caratteri, è possibile determinarne il peso o l’età. E’ stata proprio la constatazione dell’abbondanza di resti di micromammiferi nelle borre degli strigiformi che ha suggerito come una loro analisi scientifica potesse essere utile non solo allo studio dell’alimentazione dei rapaci notturni, ma anche e soprattutto a stimare quali e quanti micromammiferi frequentano il territorio di caccia e, quindi, realizzare un vero e proprio censimento faunistico. E non solo; i resti di micromammiferi sono utili anche per studi morfologici, biometrici ed analisi del DNA.

Analizzando queste borre, è possibile risalire quindi all’ultimo pasto del rapace, ma esse sono anche indicative della specie che le ha prodotte.

Il primo indizio deve venire dall’aspetto e dalle dimensioni: nel Barbagianni le borre sono da ellittiche a cilindriche, coperte da un velo di un muco nero quando sono appena emesse (dimensioni medie: 50 x 27 x 22 mm).

Borre molto piccole e sfaldabili (20-35 x 10-12 mm) e piccole sono quelle della Civetta comune, delle quali generalmente almeno un’estremità è appuntita (20-40 x 10-20 mm).

Al contrario, quelle del Gufo comune, grigiastre, hanno aspetto più "attorcigliato" (20-70 x 14-27 mm).

Le borre dei rapaci notturni in genere sono più ricche in ossa rispetto a quelle di rapaci diurni, aironi e cicogne, a causa di una differente forza corrosiva dei succhi gastrici.

 

CURIOSITA’

 

Dove trovare le borre …….

All’interno di casolari e alla base di cave o pareti rocciose per quanto riguarda i rapaci in particolare; al di sotto dei nidi (e anche al loro interno), alla base di posatoi abituali, garzaie e dormitori.

Come raccoglierle ……

È preferibile sistemarle in bustine singole. Se si raccolgono abitualmente in un posto preciso, può essere utile disporre dei fogli di cellophane sulla superficie dove le si trova di solito. Se, in uno stesso sito, si rinvengono con regolarità buoni quantitativi di borre durante l’anno e per più anni, è possibile effettuare le cosiddette analisi stagionali o annuali. Ovviamente la prima raccolta, "raccolta zero", non è databile, per le successive invece, se fatte mensilmente non c’è problema.

Un po’ di vocaboli ……..

Altri modi italiani di denominare le borre sono: "cure", "rigetti" o "boli"; sono però meno usati, perché hanno anche altri significati più noti. Termini stranieri, tanto per curiosità, sono: "Gewöllen" in tedesco, "pélotes" in francese, "pellets" in inglese ed "egagropilos" oppure "ovillas" in spagnolo.